Artva, pala, sonda: “Una questione di formazione e di cultura dell’andare in montagna”

IL CAI DI AVEZZANO PRESENTA IL CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO (C.N.S.A.S.) Stazione di Avezzano.
2 Dicembre 2021

Artva, pala, sonda: “Una questione di formazione e di cultura dell’andare in montagna”

 

I chiarimenti del Cai centrale sulla norma relativa all’obbligo di dotazione che scatterà dal 1°gennaio 2022. Intervista a Boscariol dopo le polemiche che si sono scatenate nelle ultime settimane e dopo la richiesta di una proroga dell’applicazione da parte di Uncem

Gian Paolo Boscariol componente del Comitato direttivo centrale CAI in alta montagna

Gian Paolo Boscariol componente del Comitato direttivo centrale CAI in alta montagna

 

Come avevamo anticipato nell’articolo di fine novembre scorso, dal 1° gennaio 2022 scatterà l’obbligo di dotazione di Artva, pala, sonda, per scialpinisti ed escursionisti della neve. L’estensione della norma coinvolge anche i semplici escursionisti e i ciaspolatori – laddove, per le condizioni niveometeorologiche, sussistano rischi di valanga.

Una norma che ha suscitato parecchio interesse e discussione tra chi lavora e chi vive la montagna (operatori, accompagnatori, guide alpine, appassionati) e l’UNCEM che chiede al Governo una proroga della data di avvio, fissata al 1° gennaio 2022.

A pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove norme di sicurezza nelle discipline sportive invernali abbiamo voluto fornire ai nostri lettori ulteriori precisazioni in merito interessando ancora una volta il CAI nazionale sottoponendo alcuni quesiti a Gian Paolo Boscariol, componente del Comitato direttivo centrale CAI.

Non basta indossare un apparecchio elettronico di ricerca in valanga senza un’adeguata formazione sull’utilizzo. Prima di uscire sul campo, è necessario imparare a usare non solo l’Artva, ma anche la sonda e pala. Su questo fronte il Cai sezione di Cuneo ha appena tenuto un corso gratuito e il Parco Alpi Marittime ne sta attuando un altro insieme alla guide alpine Global Mountain. A chi bisogna rivolgersi per imparare a usare il kit di autosoccorso?

“In primo luogo è necessario precisare che non si tratta di una novità legislativa. L’obbligo dell’uso dell’ARTVA è già previsto per gli sci alpinisti dalla legge dello Stato n. 363 del 2003, ed è stato esteso anche agli escursionisti (ciaspolatori compresi) dalle leggi regionali del Piemonte e della Lombardia. Le Sezioni CAI, prima di condurre i propri soci in escursioni in ambiente innevato dove può essere presente un possibile pericolo di valanghe (ricordiamoci che in montagna il rischio zero non esiste, specie in ambiente invernale) provvedono a formarli a dovere e prima di ogni escursione viene effettuato un briefing di ripasso delle procedure. Peraltro il programma dei corsi di escursionismo invernale del CAI prevede lezioni teoriche e pratiche sulle tecniche di autosoccorso, svolte in coordinamento con il Soccorso alpino (ricordo che il CNSAS è una Sezione nazionale del CAI). In questi corsi vengono effettuate anche lezioni di meteorologia: è fondamentale, attraverso la spiegazione teorica, quali sono le situazioni nelle quali si può generare una valanga, a prescindere dal comportamento dell’uomo. Altri soggetti formatori sono ovviamente le guide alpine. Vorrei segnalare che domenica 16 gennaio 2022 il Soccorso Alpino organizzerà, come tutti gli anni, la Giornata nazionale dedicata alla prevenzione degli incidenti tipici della stagione invernale (c.d. SICURI con la NEVE), articolata a livello regionale con una o più manifestazioni (il programma è in corso di elaborazione, basta verificarlo sui siti dei Servizi regionali del CNSAS)”.

Sono previsti altri corsi per preparare i fruitori del fuoripista?

“Come CAI proponiamo a livello sezionale o intersezionale dei corsi di scialpinismo e di escursionismo invernale. Basta rivolgersi alle Sezioni CAI del proprio territorio per verificare i programmi. Al di fuori del CAI, i cui istruttori sono formati attraverso complesse selezioni e corsi periodici di aggiornamento, direi di rivolgersi eventualmente alle guide alpine, i professionisti della montagna, che hanno programmi anche individuali”.

Premesso che chi gestisce un rifugio è una persona responsabile, conosce la montagna e i suoi pericoli e non sottopone a rischio le persone, nella stagione invernale vengono organizzate passeggiate notturne sulle racchette abbinate a cene presso le strutture alpine. Tutti i partecipanti devono dotarsi dell’attrezzatura di auto soccorso?

“Teoricamente si, ma solo nel caso che il percorso si sviluppi in un ‘particolare’ ambiente innevato nel quale può sussistere un reale pericolo di valanghe. Ma come ho già precisato, in Piemonte la materia dell’obbligo di ARTVA, pala e sonda anche per gli escursionisti è già disciplinato dal 2009. Tendenzialmente la sera e la notte il pericolo di valanghe dovrebbe essere minore in conseguenza del raffreddamento dell’ambiente e conseguente ricompattezza del manto nevoso (spesso le valanghe sono dovute anche agli effetti del c.d. rialzo termico)”.

L’attrezzatura serve anche ad insegnanti e bambini per partecipare alla tradizionale giornata bianca con le racchette da neve organizzata dalle scuole?

“Si presuppone che gli insegnanti e le organizzazioni alle quali si appoggiano scelgano dei posti con pendii assai poco ripidi e quindi con scarsissime possibilità di pericolo valanghe. E’ una giornata di gioco, quindi dovrebbe essere svolta in ambiente sicuro, direi quasi pianeggiante. Quindi, ovviamente direi di no”.

Chi noleggia racchette da neve deve munirsi dell’attrezzatura da autosoccorso?

“Sarà una valutazione del noleggiatore. Ricordiamoci che kit di autosoccorso costa almento 200-250 euro per raggiungere i 450-500 euro i modelli con standard più elevati. Lo dovrà fare nella misura in cui gli utenti intendono andare in quei posti di quel territorio dove può essere presente un pericolo di valanghe. Conseguentemente si determinerà un aumento dei prezzi di noleggio. In realtà, il “ciaspolatore della domenica” tendenzialmente non si avventura verso percorsi sconosciuti, anzi seguirà gli itinerari più semplici e quindi a minor rischio. Sarebbe utile che gli enti locali predisponessero delle cartine turistiche con l’indicazione di quegli itinerari facilmente percorribili da chiunque con le ciaspole o anche a piedi (in questo caso in presenza di neve assai compatta). Sarebbe una modalità di richiamo delle masse turistiche, con benefici in termini economici per gli operatori e per l’indotto”.

I controlli sulla dotazione da chi verranno fatti? Quali saranno le sanzioni?

L’art. 29 del decreto legislativo n. 40 individua i soggetti competenti per il controllo nella Polizia di Stato, nell’Arma dei carabinieri, nel Corpo della Guardia di finanza, nonché nei corpi di polizia locali, nello svolgimento del servizio di vigilanza e soccorso nelle località sciistiche. L’articolo 33 prevede per la violazione delle disposizioni previste dall’articolo 26 la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 150 euro. Ovviamente potranno controllare la presenza delle apparecchiature, ma solo nel caso che l’escursionista/ciaspolatore si rechi in quei “particolari ambienti innevati” dove sussiste un pericolo di valanghe. Non pensiamo di trovare alla partenza di un percorso un carabiniere forestale, quasi fosse una sorta di casellante. Sicuramente è meglio che le forze di polizia siano presenti lungo le piste da sci a controllare chi viola le regole di comportamento previste sempre dal decreto n. 40, in particolar modo lo sciare sotto l’effetto di alcol o droghe (capita spesso di vedere sciatori, specialmente non italiani, in questo stato). In tale caso il decreto prevede la sanzione da 250 a 1.000 euro”.

Vuole fare una riflessione conclusiva sull’applicazione della norma?

“Non fasciamoci troppo la testa! Come CAI abbiamo l’obbligo di tutelare al massimo i partecipanti alle escursioni sociali (vi possono partecipare anche i non soci) e quindi i responsabili sezionali dovranno scegliere quei percorsi dove il pericolo di valanghe sia ridotto al massimo (per non dire, sia inesistente). Essi sono responsabili nelle attività di accompagnamento. Per quanto riguarda i singoli individui (soci o non soci) ritengo – a titolo personale – che tale dotazione sia sempre obbligatoria se si pratica lo scialpinismo, mentre per quanto riguarda l’escursionismo, anche con le ciaspole, l’obbligo derivi solo quando ci si inoltri in ambienti dove sussiste il pericolo di valanghe. In considerazione delle polemiche che si sono generate nelle ultime settimane (negli scorsi giorni c’è stata una forte presa di posizione dell’UNCEM) il Presidente generale del CAI, Vincenzo Torti, ha inviato alla Sottosegretaria di Stato con delega allo sport, Valentina Vezzali, una lettera, unitamente ad una nota tecnica predisposta dalle competenti strutture del CAI, con cui ha chiesto l’emanazione di una circolare chiarificatrice sui contenuti dell’art. 26.

Una considerazione lessicale rispetto al testo della legge n. 363 vigente fino al 31 dicembre: in esso si prevede l’obbligo di ARTVA per gli sci alpinisti qualora sussistano evidenti rischi di valanghe. La presenza dell’aggettivo “evidenti” sta quasi a indicare una sorta di “istigazione al suicidio”: per assurdo lo Stato ti obbliga a dotarti di ARTVA quando vai a praticare lo scialpinismo in un contesto ambientale dove c’è un evidente pericolo di valanga, cioè in una condizione nella quale quasi certamente finirai travolto da una valanga. 

In realtà la nuova formulazione, anche se generica e vaga, tutela maggiormente la sicurezza in tale attività. Andare per monti in inverno non può essere tuttavia definito da una norma di legge che può far riferimento al livello di pericolo indicato nella Scala europea del pericolo valanghe (1 Verde, debole; 2 Giallo, moderato; 3 Arancione, marcato, etc…) in quanto ne conseguirebbe comunque una assunzione di responsabilità da parte di molteplici soggetti con conseguente ricaduta in termini giudiziari in caso di un incidente. Ho già precisato che il pericolo zero non esiste, che in montagna bisogna andarci prima con la testa e poi con le gambe. La legge del Piemonte che ho citato (legge n.  2 del 2009), all’art. 30 precisa che “i soggetti che praticano lo sci alpinismo, lo sci fuori pista e le attività escursionistiche, in ambienti innevati, anche mediante le racchette da neve, al di fuori delle piste e aree, di eventuali percorsi individuati e segnalati dai comuni, lo fanno a proprio rischio e pericolo. E’ pertanto una questione di formazione, di cultura dell’andare in montagna, ricordando che, qualora si finisca sotto una valanga, le probabilità di ritrovare persone in vita sono del 93 % entro i primi 18 minuti dal seppellimento che scendono al 30 % circa dopo i 35 minuti dal seppellimento (ovviamente al netto di traumi importanti). Sotto questo aspetto è fondamentale saper utilizzare ARTVA, pala e sonda per poter ricercare un compagno seppellito. Ma è ancora più importante ricordarci che in ogni intervento del Soccorso alpino viene messa a rischio la vita degli stessi soccorritori”. 

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